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ArteLa potenza artistica del Vesuvio nella storia dell'arte

Il ruolo del Vesuvio nell’arte antica

Nel corso dei secoli il Vesuvio è stato protagonista di diverse opere artistiche, imponendosi come simbolo della cultura partenopea

Le prime opere raffiguranti il Vesuvio datano il I secolo d.C. dove possiamo ammirare il monte prima che le varie eruzioni ne modificassero la conformazione.

In seguito, nel XVIII secolo venne utilizzato in rappresentazioni topografiche o come esercizio di stile. Ad esempio Gioacchino Toma studiò le variazioni di luce durante il giorno dipingendo il Vesuvio in diversi momenti della giornata, simile a ciò che faceva il pittore francese Cézanne.

Il XVII-XVIII secolo e il Grand Tour

A partire dal XVII secolo si diffuse il Grand Tour, la pratica dei giovani artisti di viaggiare in Europa, soprattutto in Italia, per accrescere le loro conoscenze artistiche. Napoli, quindi, divenne una delle mete principali e il Vesuvio uno dei soggetti più rappresentati, soprattutto dopo l’eruzione del 1631.

Molte, infatti, furono le tele che rappresentavano il vulcano in eruzione, fra le più importanti ricordiamo “L’eruzione del Vesuvio del 1782” di Pierre-Jacques Volaire e il “Vesuvio in eruzione” di William Turner. La maggior parte di queste opere analizzava l’eruzione del Vesuvio da un punto di vista emotivo, mostrando la carica dell’esplosione e la lava con colori accesi e vibranti. 

Nell’800 invece abbiamo una tendenza opposta e il Vesuvio venne principalmente rappresentato come immagine di sfondo nei dipinti sul Golfo di Napoli.

Warhol e l’arte contemporanea

Nell’arte contemporanea il Vesuvio ebbe vita nuova, grazie alle opere di artisti come Palmieri, la contemporanea Flora Palumbo e il padre della Pop Art, Andy Warhol.

A quest’ultimo, infatti, si deve la serie di dipinti del 1985 intitolata “Vesuvius”, raffigurante il vulcano in 18 tele con diverse varianti di colore allo scopo di dipingere le diverse fasi dell’eruzione. 

Questa serie rappresenta la prima opera di Warhol dipinta interamente a mano in oltre vent’anni, in quanto perché l’artista voleva fornire alle singole opere un senso di spontaneità e un aspetto più personale. Infatti, Warhol fu molto legato a Napoli e alla sua storia, grazie anche all’amicizia col gallerista Lucio Amelio.

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